Weekend di Pasqua: torte in pasta sfoglia farcita, rollè di agnello con contorno di patate, brodo al cardone. E ravioli ricotta e spinaci che al fianco di un piatto di chitarra al ragù, tenete presente?, fanno la loro bella figura.
Vino rosso e Coca Cola sulla tavola. Poi c’è il caffè, naturalmente, e quel contorno di pezzettini di cioccolata che non guastano mai. Per terra contenitori di sorprese, briciole di pane, la tv sempre accesa con grande cinema su canali popolari. A stomaco pieno mi dirigo in casa di amici a giocare a poker all’italiana.
Poker all’italiana in 5 è il gioco di carte più equilibrato del mondo, dopo asso piglia tutto. Insomma, la ruota gira, le acque per spingersi sui bassifondi ci sono.
Ma non si resta mai alla deriva. Insomma, “racconta una tua esperienza di poker”, mi avevano raccomandato, e sono qui per dirvela. Non vincevo il piatto da circa 20 minuti, il che è tanto in un poker all’italiana tra amici. Invito a 50 cents.
In questa mano sono ultimo a parlare, trovo una scala servita: 10 J Q K di cuori, Asso di picche. Il bello delle partite low cost tra amici è che ti metti a provarne di tutte e scopri quante possibilità offra il gioco del poker. Scarto l’Asso di picche. Voglio quello di cuori, o un colore. Tra me e me rido, la stupidaggine resta chiusa qui, nessuno se ne accorgerà. “Non sia mai esce”, dicono i giocatori di gratta e vinci.
Ricevo la nuova carta. La sollevo coprendola col mazzetto di 4 carte che ho in mano. Una puntina di una lettera sbuca fuori dal vertice alto della carta che sto scoprendo. E’ un J di picche. Ho doppia al Jack in mano. Lascio la partita. Restano in gioco soltanto in 2: fanno due rialzi (2 euro per vedere l’apertura, fino a 4 euro per continuare a giocare, facciamo però fino a 6 euro e la chiudiamo lì). Chi ha puntato a 6 euro stava bluffando: ha un bel “giardino”, come dice lo scrittore Andrea Pinketts. Il vincitore scende un full al 10. Non ne ho imparato nulla, certo che se usciva quella scala reale…





























