Il poker online ed i giochi, in generale, sembrano uno dei pochi settori dell’economia nazionale non toccati dalla crisi. Ciò nonostante, per il secondo mese consecutivo è stato possibile registrare un calo nella spesa reale per il gioco. Cominciamo col definire cosa effettivamente è la spesa reale; si ottiene sottraendo alla spesa complessiva la parte che ai giocatori torna sotto forma di vincite. Ebbene, per la seconda volta di seguito è stato possibile registrare un dato negativo; un precedente storico per un settore che ha sempre marciato “speditamente”.
E’ vicino un momento di svolta? In questi termini la pensa Giovanni Carboni dello studio Carboni & Partners, azienda specializzata nell’elaborazione dati sul mercato del gioco, che intervistato da Agicoscommesse ha dichiarato dichiara: “Si ripetono le dichiarazioni riguardo alla ‘crescita esponenziale’ del gioco con vincita in denaro. Invece è chiaro che la spesa del gioco lecito è in calo. Siamo arrivati alla svolta epocale, che sorprenderà solo chi non sa leggere i dati.”
Insomma, più di qualcuno “vede nero”. Se lo scorso anno erano stati spesi nel complesso 18,4 miliardi di euro, la spesa ora appare progressivamente in riduzione. Questo nonostante il progressivo assorbimento degli effetti distorsivi derivanti dal gioco illegale.
Scendendo nello specifico, nel comparto del gioco legale, poker online e casinò online hanno continuato a crescere dall’inizio dell’anno, in misura considerevole rispetto all’anno precedente, quando però era disponibile soltanto la modalità torneo. E non bisogna dimenticare che questo particolare mercato, pur importante, rappresenta solo il 3-4% della spesa totale per il gioco lecito. Quindi un sottoinsieme relativamente piccolo, che può essere al riparo dalle tendenze dominati.
Che, per l’appunto, non sono buone, dal momento che nel primo trimestre del 2012 gli italiani hanno speso quasi il 10% per il gioco legale rispetto a quanto speso nel 2011. Per quel che riguarda le statistiche territoriali i dati sulle regioni dove si gioca di più sono in linea con i più semplici calcoli demografici; ai primi tre posti si classificano, in ordine, Lombardia, Lazio e Campania.





























