L’ultima volta che ho avuto modo di veder giocare Chris Ferguson ad un torneo di texas hold’em è stata proprio ieri sera, quando sul canale di Poker Italia 24, nel programma Aussie Millions.
Vi descrivo la mano: Ferguson ha A – 3 in mano.
L’avversario 8 – 10. Al flop viene fuori un Q – 3 – 3. Ferguson checka, l’avversario anche. Quarta carta sul tavolo: un 10.
Al river esce un Q. A questo punto è bravissimo l’avversario di Ferguson a fare all-in, bluffando un tris di Q che ci starebbe tutto. Ferguson riflette 3 lunghissimi minuti: è davvero difficile non assegnare un Q all’avversario. Il bluff sembra andare ormai in porto. E invece no: Chris Ferguson cerca il presentimento giusto e punta tutto sul suo tris di 3.
Applausi del pubblico e dei cronisti. Lo chiamano “il commercialista”, cappello da cowboy, capelli lunghi da cantante heavy metal e lineamenti alla Walker Texas Ranger, con tanto di occhiali da sole.
Minuzioso calcolatore di possibilità, pensa prima a non prenderne e poi a darne. Metodo di gioco che, nei grandi tornei di texas hold’em, alla lunga premia. Nel curriculum ha 5 eventi vinti ai World Series Of Poker e un dottorato di ricerca in informatico. Studioso, silenzioso, riflessivo, un’ombra possente nei tavoli verdi.
Difficilissimo da fare fuori: serve sempre l’aiuto dei numeri, numeri che girano insieme alle carte. Quelle alte, naturalmente, altrimenti statene alla larga. Chris Ferguson potrebbe farvi molto male.




































